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La Colonia Argamum

Alla metà del VII secolo a.C., sulla riva romena del Mar Nero apparvero dei satelliti delle antiche città greche. Una di queste colonie era Argamum.

La Colonia Argamum
La Colonia Argamum

, 28.08.2019, 14:46

Alla metà del VII secolo a.C., sulla riva romena del Mar Nero apparvero dei satelliti delle antiche città greche. Una di queste colonie era Argamum ovvero Orgame, menzionata da altre fonti come Argamon. Collocata alla confluenza dei laghi Razim e Golovita, Argamum venne fondato da coloni greci dell’Asia Minore. Il nome della metropoli di origine non è noto. Dopo una fiorente esistenza come porto su un antico golfo del Mar Nero, Argamum venne occupata dall’Impero Romano nel I secolo d.C., quando Roma consolidò la sua presenza nel Basso Danubio.

Le rovine della città furono scoperte dallo storico e archeologo Vasile Pârvan nel 1916. Il sito si stende su circa 100 ettari: resti di mura, un cancello, alcune strade, basiliche paleocristiane e valli di terra. Stefan Constantin è guida turistica e aiuta coloro che si avventurano negli odierni luoghi selvaggi di quello che una volta era Argamum a capire cosa vedono. La nostra guida spiega che i fondatori greci della colonia arrivarono più tardi al Mar Nero.

Fu appena nel VII secolo che i Greci osarono puntare gli occhi verso il Mar Nero, ovviamente per il commercio. La pressione sociale era piuttosto alta nelle polis greche, che richiedevano nuovi mercati e spazi. Arrivati qui, fondarono la loro prima grande colonia sul Mar Nero. E l’argomento più importante è un piccolo tumulo, un’antica tomba di cremazione greca, unica nei Balcani e nel bacino del Mar Nero. Fu così importante per gli abitanti della città che attorno ad esso nacque un culto dell’eroe che durò per circa 400 anni. Tutte le fonti archeologiche raccolte dal sito mostrano che il tumulo risale attorno alla seconda metà del VII secolo, 640-630 a.C., che coincide con la fondazione della colonia. Si trattava della tomba di un personaggio talmente importante, cosicchè gli archeologi hanno ritenuto che fosse stato il capo della colonia, spiega Stefan Constantin.

La nostra guida ci indica che una roccia di Argamum, che oggi sembra insignificante, occupava all’epoca un posto importante nella topografia della città. La roccia è menzionata in un unico posto. Un geografo romano del II secolo d.C. la ricorda come Teron Akron. Akron significa scogliera. Dal vecchio dizionario greco ho provato a tradurre teron e ci sono due possibilità. Uno sarebbe piume di uccello, che significa promontorio di piume, l’altro significherebbe portico o peristilio, un’area circondata da porticati. Nessuna delle varianti sarebbe quella giusta, dato che gli archeologi hanno scoperto che l’insediamento era scarsamente abitato nel II secolo, e addirittura abbandonato per due generazioni. Se la città venne abbandonata, allora né i porticati né il piume erano più presenze rilevanti, spiega la guida.

Dalle poche ricerche condotte finora dagli archeologi, risulta che la geografia del posto era diversa, aggiunge Stefan Constantin. Nei tempi antichi qui c’era una baia del Mar Nero che i Greci chiamavano Halmyris – acqua salmastra, vale a dire un po’ salata, e il percorso di navigazione era vicino a Gura Portitei dei nostri giorni. Era la principale via d’accesso alla baia. C’era anche un’isola con una piccola chiesa, con un posto di controllo militare. Poi, attraverso il lago Razim, si arrivava al Danubio su un braccio secondario, l’attuale canale Dunavat, e usciva nell’area di Murighiol, l’antica città di Halmyris, che prese il nome dall’isoletta vicina. Nel periodo romano, Halmyris fu una città molto importante, più importante di Argamum, perché era la base di una flotta militare romana di frontiere, aggiunge Stefan Constantin.

Dall’epoca sono rimaste una necropoli, tracce di abitazioni nell’area orientale della scogliera e forni artigianali per la ceramica. Al V secolo a.C., periodo classico dell’antica civiltà greca, risalgono un tratto del muro, edifici e altri forni situati verso il promontorio e le tombe. Come materiale da costruzione, gli abitanti usavano il legno. Si stima che durante il periodo di massimo sviluppo della città, nei secoli IV – V d.C., ad Argamum vivevano 10.000 persone, tra i ricchi dentro le mura e i poveri fuori. Stefan Constantin spiega che Argamum è scomparso durante l’assalto migratorio sul confine romano del Danubio nel VII secolo d.C.

La fortezza fu definitivamente distrutta intorno al 665. L’intera Scizia Minore, l’odierna Dobrugea, fu spazzata via dall’ondata migratoria, un’alleanza tra bulgari e avari, che mise tutto a terra. Molti insediamenti non si sono più ripresi, solo alcuni sono riusciti a tornare in vita come le odierne città di Tulcea, Costanza, Mangalia. Invece, quelli di confine, come Argamum, non ce l’hanno fatta. Anche Histria ha smesso di vivere in quel momento. Gli invasori hanno messo tutto a fuoco, abbattendo i recinti. Gli archeologi hanno scoperto che, 50-70 anni dopo l’attacco, delle tracce di vita c’erano solo sotto il portico della chiesa. Probabilmente una o due famiglie avevano chiuso il muro all’ingresso della chiesa, che hanno adibito a spazio abitativo per altre due generazioni. Ma da allora la zona non fu più abitata, conclude Stefan Constantin.

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