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L’integrazione degli immigrati in Romania

Uguaglianza sulla carta è la conclusione dell'Indice delle Politiche di Integrazione degli Immigrati, MIPEX, per il 2019, in Romania.

L’integrazione degli immigrati in Romania
L’integrazione degli immigrati in Romania

, 23.12.2020, 08:00

“Uguaglianza sulla carta” è la conclusione dellIndice delle Politiche di Integrazione degli Immigrati, MIPEX, per il 2019, in Romania. Creato dal Migration Policy Group, ong tipo “think tank” con sede a Bruxelles, MIPEX analizza i progressi nellapplicazione delle politiche di integrazione socio-economica in 52 Paesi. Nei suoi 15 anni di esistenza, lo studio è diventato uno dei più importanti strumenti di analisi comparativa internazionale della migrazione, essendo adoperato da molte istituzioni pubbliche, tra cui la Commissione Europea, uno dei principali finanziatori. La Romania partecipa al MIPEX dal 2009, e nel rapporto del 2020, che analizza i dati del 2019, il nostro Paese ha ottenuto 49 su 100 punti possibili, il che potrebbe essere definito, come detto prima, “uguaglianza sulla carta”. Cosa significa e come si è evoluta la Romania lungo gli anni nel MIPEX ci spiega il sociologo Ovidiu Voicu, rappresentante del Centro per lInnovazione Pubblica, partner del Migration Policy Group nella realizzazione dellIndice delle Politiche di Integrazione degli Immigrati.



“È molto interessante che, in realtà, non cè un cambiamento significativo nei punteggi che la Romania ha ricevuto nel tempo. Infatti, noi non abbiamo compiuto nessun passo in avanti oppure, se volete guardare con ottimismo, non abbiamo compiuto nessun passo indietro, anche se credo che dovremmo essere piuttosto pessimisti e considerare che abbiamo ancora tanto da migliorare nellintegrazione degli immigrati. Nel caso della Romania, ecco che MIPEX ci rivela una situazione che abbiamo chiamato “uguaglianza sulla carta”: abbiamo un quadro legislativo in cui i diritti degli immigrati e, soprattutto, di quelli che beneficiano di protezione internazionale sono affermati, ma non abbiamo politiche coerenti con cui metterli in pratica. In Romania, questa situazione è riscontrabile in più campi: abbiamo leggi buone, ma che non vengono applicate. La Romania, su una scala da 0 a 100 si colloca a metà, con 49 punti. Sta benissimo al capitolo quadro legale per laffermazione dei diritti – con 76 su 100 punti – e sta malissimo al capitolo “opportunità offerte agli immigrati”: 31 su 100″, ha precisato Ovidiu Voicu.



Cosa impedisce lapplicazione delle leggi buone: la gestione deficitaria delle istituzioni abilitate nel settore oppure la mentalità collettiva dietro queste istituzioni? Ovidiu Voicu ha una risposta. “Abbiamo due tipi di problemi: uno è legato a ciò che chiamiamo norme secondarie, ossia quelle di applicazione della legislazione. Un altro problema è il modo in cui, in certe situazioni, si mette in pratica ciò che si è stabilito sia tramite le norme primarie, che tramite quelle secondarie. Un ottimo esempio in questo senso è quello riguardante il programma di integrazione delle persone che beneficiano di protezione internazionale, ossia rifugiati o richiedenti dasilo riconosciuti a livello internazionale come provenienti da zone di conflitto. In Romania, dopo essere accolti, dovrebbero essere sostenuti al fine dellintegrazione, ossia essere inclusi, per uno-due anni, in un programma che consenta loro di imparare la lingua, le usanze locali e di apprendere come trovare lavoro e unabitazione. Ma, in Romania, sia la sorveglianza dei confini ai fini del contrasto dellimmigrazione illegale, che lintegrazione dei migranti sono compiti che spettano alla Polizia tramite lispettorato Generale per le Immigrazioni. Dove, in realtà, laccento viene messo sul contrasto allimmigrazione illegale. Ma cosa facciamo con le persone con diritto di soggiorno legale in Romania è problematico perchè lIspettorato fa fatica a implementare questo programma per gli immigrati”, ha detto sempre Ovidiu Voicu.



La spiegazione degli esperti per questa situazione è il mancato coordinamento tra più istituzioni pubbliche o ministeri che dovrebbero assumersi in modo integrato il compito delladattamento degli immigrati alla società e alleconomia romene. E i punteggi ottenuti dalla Romania nel MIPEX per certi indicatori dimostrano queste carenze amministrative. Ad esempio, per quanto riguarda listruzione, la Romania ha ricevuto 41 su 100 punti, il che significa che la situazione è solo al 50% favorevole agli allievi immigrati. Inoltre, i richiedenti dasilo e i beneficiari di protezione internazionale hanno accesso al sistema sanitario, ma lassenza di documenti può creare in pratica alcuni problemi, la Romania avendo un punteggio di 46 su 100 a questo capitolo. Il più basso punteggio è stato ottenuto al capitlo partecipazione politica: 5/100. Ci sono, quindi, ostacoli signficativi allintegrazione degli immigrati per quanto riguarda la partecipazione politica. Il miglior punteggio è stato ottenuto per il ricongiungimento familiare, 67/100, perchè la legislazione è molto chiara ed è stata applicata coerentemente. I rifugiati e richiedenti dasilo con diritto di soggiorno permanente in Romania hanno il diritto al ricongiungimento e questo diritto è rispettato. Le cose stanno diversamente per quanto riguarda il diritto al lavoro. “Quando parliamo dellaccesso al mercato del lavoro, il punteggio è di 46 su 100 e ci sono due categorie che vanno prese in considerazione. Abbiamo parlato dei beneficiari di protezione internazionale, i quali godono teoricamente degli stessi diritti dei cittadini romeni. Il loro problema è che arrivano, spesso, senza documenti, e noi non abbiamo ancora un quadro di riconoscimento delle competenze per valorizzare al massimo le loro capacità. Essi giungono in Romania senza diplomi o certificati di studio e possono lavorare solo come operai non qualificati. Fanno fatica a farsi assumere visto che la Romania non ha un sistema ben implementato di riconoscimento delle qualifiche. Cè anche unaltra categoria, quella dei migranti economici, quelli che vengono in Romania per lavorare oppure per studiare. Nel loro caso, anche se legalmente le cose stanno bene, non cè un organo governativo di monitoraggio del rispetto dei loro diritti da parte dei datori di lavoro. Il rischio è che siano, a volte, sfruttati. E la stampa ha rivelato come una serie di lavoratori dal Vietnam vivevano in pessime condizioni oppure come, allinizio della pandemia, altri lavoratori stranieri sono stati semplicemente abbandonati e la ministra del Lavoro è dovuta intervenire personalmente per trovare una soluzione per loro”, ha detto Ovidiu Voicu a RRI.



Quindi, per superare “luguaglianza sulla carta” nellintegrazione degli immigrati, la Romania deve miglioare la legislazione secondaria, ma anche cambiare la mentalità sulla cooperazione inter-istituzionale e sullapplicazione delle leggi.




Foto: Lyubomyr Reverchuk / unsplash.com
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