Spreco alimentare: impatti economici, ambientali e sociali
I romeni buttano via oltre 3,4 milioni di tonnellate di cibo all'anno, l'equivalente di un camion carico di cibo al minuto. Nel frattempo, oltre il 27% della popolazione del paese rischia di cadere in povertà e di essere esclusa socialmente, faticando a procurarsi un pasto completo ogni giorno.
Roxana Vasile, 25.03.2026, 21:22
Questo paradosso estremamente doloroso viene segnalato dalla Federazione delle Banche Alimentari in Romania, che richiama l’attenzione su alcuni preconcetti che favoriscono lo spreco alimentare. Secondo l’organizzazione, uno dei più diffusi è che questo spreco sia generato principalmente dai supermercati e che nelle famiglie il problema sia minore. La realtà dimostra il contrario, come spiega la rappresentante della Federazione, Andreea Bobiș. “Probabilmente i cambiamenti sociali che abbiamo attraversato come popolo ci hanno portato in questa direzione, ma non solo. Siamo anche bombardati da offerte, il consumismo è incoraggiato da ogni punto di vista, viviamo una vita frenetica che determina varie scelte in termini di consumo… tutte queste cose fanno sì che lo spreco raggiunga livelli così alti e allarmanti. C’è poi un altro fenomeno: quando si parla di spreco alimentare, molti pensano ai supermercati e ai ristoranti, ma la verità è che a casa sprechiamo circa la metà di questa quantità. Semplicemente, a casa finiamo per buttare via mezzo yogurt, un quarto di burro, due fette di pane, e non ci rendiamo conto che, se facciamo due conti, alla fine del mese o dell’anno ci ritroviamo con cifre davvero notevoli.”
Poiché le famiglie sono responsabili di una parte significativa dello spreco alimentare, affinchè ne diventino consapevoli gli specialisti raccomandano il test del “salvadanaio degli sprechi”: mettere in un barattolo l’equivalente del cibo che si butta via, per vedere alla fine del mese quanto costa la mancanza di organizzazione. Quali semplici soluzioni si potrebbero adottare per evitare lo spreco alimentare? “La prima soluzione è che ognuno di noi faccia una lista della spesa prima di andare a comprare qualcosa. Guardiamo in frigorifero e applichiamo il principio
Va precisato che molti alimenti finiscono nella spazzatura a causa della confusione relativa alle etichette delle confezioni. Tuttavia, è necessario distinguere tra la dicitura “da consumarsi entro”, che indica la sicurezza alimentare e si usa, ad esempio, per carne o latticini, e la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”, che si riferisce al periodo di massima qualità del prodotto. Pasta, riso, conserve o caffè possono essere consumati anche dopo tale data, purché la confezione sia integra.
Inoltre, non dimentichiamo i rigidi standard estetici che fanno sì che frutta o verdura perfettamente commestibili vengano scartate solo perché presentano, ad esempio, qualche macchia o una leggera ammaccatura e non sembrano più “perfette”. O che parte del pane nei panifici finisca nella spazzatura, semplicemente perché la gente lo vuole mangiare solo appena sfornato.
Secondo la Federazione Romena delle Banche Alimentari, una volta gettato in discarica, il cibo si decompone e rilascia metano, un gas con un effetto serra estremamente potente. Inoltre, insieme al cibo gettato nella spazzatura, vengono sprecate anche le risorse necessarie per la sua produzione, il confezionamento e il trasporto, come acqua, energia e manodopera.
In altre parole, lo spreco alimentare significa perdita economica, genera problemi ambientali e, soprattutto, riduce la possibilità per le banche alimentari di aiutare le persone bisognose. Cosa fanno queste banche? “Fin dall’inizio, mentre altri vedevano solo cibo in eccesso o difficile da gestire, noi abbiamo visto una risorsa che poteva essere salvata e che poteva aiutare, restituire dignità e sostegno alle persone. Nello specifico, ci occupiamo di recuperare questo cibo, che nella maggior parte dei casi ridistribuiamo rapidamente, data la breve data di scadenza, alle persone bisognose. A livello nazionale, questo recupero e ridistribuzione di cibo ci permette di sostenere oltre 800 ONG con programmi sociali e di sfamare oltre 300.000 persone a settimana. La rete di banche alimentari in Romania conta 9 sedi, ognuna delle quali serve 4 o 5 province. Abbiamo sedi a Bucarest, Cluj, Roman, Brașov, Oradea, Timișoara, Craiova, Constanța e Galați. Copriamo quasi tutto il Paese”, ha precisato Andreea Bobiș.
Cosa significherebbe per le persone povere se in Romania non venissero più buttate via ogni anno oltre 3,4 milioni di tonnellate di cibo? La rappresentante della Federazione delle Banche Alimentari spiega: “Significherebbe poter soddisfare il loro fabbisogno alimentare quotidiano. Ovvero, non riusciamo a raggiungere tutti coloro che ne hanno bisogno. Raggiungiamo solo una parte, probabilmente meno del 10% di chi avrebbe bisogno di aiuto. E non sappiamo cosa ci riserverà il futuro, perché ci sono troppe incognite, non sappiamo se questo numero aumenterà o meno”.
Dalla sua fondazione nel 2016 fino alla fine del 2025, la Federazione delle Banche Alimentari della Romania ha raccolto oltre 41.000 tonnellate di prodotti, di cui oltre 37.000 tonnellate di cibo salvate dallo spreco. Questi prodotti sono stati trasformati in oltre 76 milioni di porzioni di cibo.