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Schiavi del mondo postmoderno

Nel 2010, una notizia veramente sensazionale faceva il giro dell'Europa, partendo dalla Romania: era stata smantellata la più ampia rete di trafficanti di esseri umani in Europa, con sede centrale a Țăndărei (sud della Romania).

Schiavi del mondo postmoderno
Schiavi del mondo postmoderno

, 06.01.2021, 16:04

Nel 2010, una notizia veramente sensazionale faceva il giro dell’Europa, partendo dalla Romania: era stata smantellata la più ampia rete di trafficanti di esseri umani in Europa, con sede centrale a Țăndărei (sud della Romania). 25 persone sono state rinviate a giudizio per aver fatto varcare illegalmente il confine a 160 bimbi di etnia rrom, ai fini dell’accattonnaggio forzato e dello sfruttamento per reati di strada. In breve, tratta di esseri umani. Il silenzio è calato sulla vicenda qualche settimana dopo e la vita ha seguito il suo corso. Nove anni più tardi, il 10 dicembre del 2019, la Corte d’Appello di Târgu Mureș pronunciava sentenza di assoluzione definitiva nei confronti di tutti i 25 imputati nel fascicolo Țăndărei. Nel 2019, il rapimento e il sequestro, seguiti da un omicidio non provato, di due ragazze di Caracal (sud) hanno scosso la Romania e le autorità giudiziarie e la polizia. La domanda se quelle ragazze non siano state, in realtà, vittime della tratta di persone, è da allora sulla bocca di tutti. Senza risposta. Chi sono le vittime della tratta di persone? Qual è l’identikit della persona trafficata? Ci sono zone predisposte al fenomeno?



Iana Matei è una delle più implicate attiviste contro la tratta di persone. Voce forte contro questo flagello, fondatrice dell’ong Reaching out Romania e laureata in psicologia, Iana Matei ci presenta l’identikit delle persone più vulnerabili davanti ai trafficanti. Le persone più vulnerabili al traffico sono soprattutto i bambini provenienti da famiglie disorganizzate o case di accoglienza. Il livello di istruzione varia tra medio a sub-medio e ci sono anche persone in possesso di una laurea. Il livello di istruzione non ha nessuna importanza. Molti importanti sono il metodo di reclutamento e l’esperienza dei trafficanti, ha precisato Iana Matei.



Oana Bîzgan, deputata indipendente nella legislatura 2016-2020, ha dati concreti. Nel 2019 sono state individuate698 vittime, di cui l’83%donne. Circa il 74% sono vittime dello sfruttamento sessuale e il 40% sono minorenni. Certo che questo numero rappresenta solo le vittime individuate e registrate, ma sappiamo benissimo che è solo la punta dell’iceberg. Ossia ciò che vediamo e sappiamo dalle cifre ufficiali. Ma il loro numero reale non lo sappiamo veramente. Le statistiche si basano su stime informative. L’OSCE stima che viene individuata solo una su 9 vittime. Quindi, se contiamo anche noi le vittime in Romania… , ha detto Oana Bîzgan.



Per quanto riguarda le zone più a rischio nel Paese, Oana Bîzgan spiega che c’è una differenza tra le zone in cui vengono individuate moltissime vittime e quelle colpite dalla tratta, ma con vittime non identificate. Di conseguenza, le cifre vanno analizzate con prudenza. È estremamente difficiledire quali siano le zone più colpite dalla tratta in Romania, perchè dobbiamo fare la distinzione tra le zone in cui viene identificato il maggior numero di persone e le zone più colpite. A volte, individuiamo anche zone molto colpite, ma in cui l’identificazione delle vittime è deficitaria. Secondo le cifre ufficiali, nelle province di Bacău e Dolj, c’erano, nel 2019, 67 vittime, il doppio del 2018, ma c’erano anche nelle province di Galați, Iași, Călărași, Vrancea, Prahova, Constanța, Mureș, Sibiu e Brașov. Practicamente, l’incidenza è altissima e vediamo che questo flagello sta dilagando senza problemi in tutte le province romene, ha detto sempre Oana Bîzgan.



Un lavoro che sembra meraviglioso e un ragazzo che dice «ti amo » troppo presto sono cose seducenti per chi ha poco discernimento, ammonisce Iana Matei. «Se il reclutamentosi fa in base a un’offerta di lavoro e l’offerta è da sogno, di solito si può verificare. Se non c’è questa possibilità, vanno lasciati il numero di contatto, la destinazione a un membro della famiglia e un termine. Se fino all data X non ti chiamo, vuol dire che è successo qualcosa. L’ideale è non accettare l’offerta prima di verificarla», ha precisato Iana Matei.



La mancanza di amore in cui crescono espone spesso le vittime, che sono facili da sedurre con due parole, che, a volte, suonano magiche, ma si tratta di magia nera. Il più usato attualmente per il reclutamento è il metodo lover boy, sia per le ragazze maggiorenni, che soprattutto per le bimbe. I trafficanti si orientano verso le ragazze di 10-12 anni perchè sono più facili da ingannare. E, in generale, queste bambine provengono da famiglie disorganizzate o non hanno una famiglia. Perciò, quando sentono il magico ti amo, ci vogliono credere, ha spiegato Iana Matei.



Come è successo anche nel caso Țăndărei, i trafficanti di persone sono a volte assolti dopo anni e anni di tergiversazioni, in cui i reati si prescrivono. E anche se finiscono in carcere, le pene inflitte sono state ridicolmente brevi negli ultimi anni. In Romania, le pene per i trafficanti erano abbastanza corrette, secondo la Legge 678. Giungevano fino ai 12 anni, con le aggravanti. Purtroppo, però, tre articoli del Codice Penale hanno modificato la Legge 678, cosicchè, ultimamente, noi non abbiamo più fascicoli di tratta di persone, bensì solo di prossenetismo, e le pene inflitte sono ridicole: 3-6 mesi, spesso con sospensione. Cerchiamo di far reintrodurre le pene stipulate dalla Legge 678 e specialmente di introdurre la confisca dei beni, perchè è inutile mettere i trafficanti in carcere se essi dirigono gli affari da dietro le sbarre. Vanno confiscati tutti i soldi ricavati da questo reato, ha spiegato ancora Iana Matei.



La deputata indipendente nell’ex legislatura Oana Bîzgan ha, già una buona notizia legislativa. Per la prima volta, negli ultimi 12 anni, i trafficanti non potranno più ricevere pene con sospensione. Sono contenta che siamo riusciti a modificare il Codice Penale e possiamo affrontare questo problema con serietà. Siamo ancora lontani dall’avere pene sufficientemente dure, proporzionali al trauma vissuto dalle vittime, ma, almeno in questo momento, nessun trafficante potrà evitare il carcere. Abbiamo aumentato le pene minime e vorrei che il messaggio fosse molto chiaro: chi ritiene che la tratta di persone sia a portata di mano, si deve ricordare che sarà condannato e finirà in carcere. La legge è già in vigore e spero che sia un primo passo nella lotta alla tratta, ma anche nella prevenzione di questo flagello, ha sottolineato Oana Bîzgan.




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