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Blocco alla Corte Costituzionale della Romania

La Corte Costituzionale ha rinviato nuovamente la decisione relativa alle pensioni dei magistrati.

Foto: pixabay.com
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, 30.12.2025, 12:46

La decisione della Corte Costituzionale della Romania sulla riforma delle pensioni dei magistrati continua a lasciarsi attendere, dopo che nemmeno ieri è stato raggiunto il quorum necessario per la deliberazione. Quattro dei nove giudici, proposti dal PSD, non si sono presentati alle discussioni, gli stessi che avevano abbandonato la riunione due giorni fa. La nuova legge sulle pensioni dei magistrati – sulla quale il governo Bolojan ha posto la fiducia in Parlamento – diminuisce le pensioni di giudici e pubblici ministeri, ne aumenta l’età pensionabile e avrebbe dovuto essere applicata dal 1° gennaio. Attualmente, i magistrati possono andare in pensione a 48 anni e la loro pensione arriva ad essere pari allo stipendio, aaun livello molto elevato in rapporto ai redditi della popolazione.

La nuova legge prevede un graduale aumento dell’età pensionabile a 65 anni e che l’importo della pensione non potrà superare il 70% dell’indennità netta percepita nell’ultimo mese di attività. Il primo tentativo del governo di eliminare questa ingiustizia sociale, che non può più essere sostenuta dall’economia, come ha affermato il primo ministro Ilie Bolojan, è stato respinto a ottobre dalla Corte Costituzionale, su notifica dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia. Il motivo è stato che il governo non aveva richiesto, entro i termini previsti dalla legge, il parere consultivo, ma obbligatorio, del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM).

Nel frattempo, il ddl ha ricevuto parere negativo dal CSM e la Corte Costituzionale sta esaminando ora un altro ricorso dell’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, che ritiene che l’atto normativo discrimini i magistrati in merito al diritto alla pensione e violi l’indipendenza della giustizia. I quattro giudici che non hanno partecipato alle deliberazioni respingono le accuse di boicottaggio e sostengono che la loro assenza sia stata un gesto procedurale, non politico, invocando irregolarità e tempi accelerati. Loro hanno richiesto ulteriori chiarimenti al governo e il completamento della documentazione, più precisamente uno studio d’impatto. Tuttavia, la richiesta di tale documento, spiega la presidente della CCR, Simina Tănăsescu, non costituisce oggetto del fascicolo e, secondo la giurisprudenza della Corte, tali studi non sono un criterio per l’analisi di costituzionalità.

Il rinvio per la terza volta di una decisione sulla riforma delle pensioni dei magistrati ha generato anche numerose reazioni politiche. Il deputato socialdemocratico Adrian Câciu ritiene che il governo debba chiedere immediatamente alla Corte di riunirsi con urgenza e prendere una decisione dopo il Capodanno. La deputata liberale Raluca Turcan afferma che avvierà la modifica della legge sul funzionamento della CCR al fine di introdurre sanzioni per i boicottaggi ingiustificati dell’adozione delle decisioni, mentre il presidente dell’USR Dominic Fritz ritiene che la riforma della Corte sia una vera e propria emergenza e che i suoi membri debbano essere svincolati dagli interessi di gruppo e dagli ordini del partito. La portavoce dell’AUR, Ştefăniţă Avrămescu, dichiara che, con il rinvio deciso dalla CCR, i romeni vengono spinti verso la povertà e i privilegi di alcune persone rimangono intatti.

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