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Riforma delle pensioni dei magistrati – un nuovo rinvio

I giudici della Corte Costituzionale della Romania hanno rinviato nuovamente, al 18 febbraio, la decisione sulle pensioni speciali dei magistrati.

Foto: Facebook.com/ Curtea Constituțională a României
Foto: Facebook.com/ Curtea Constituțională a României

, 12.02.2026, 11:07

La Corte Costituzionale della Romania ha rinviato per la quinta volta il verdetto sulla riforma delle pensioni dei magistrati voluta dal governo, riforma che rappresenta inoltre un traguardo nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza concordato con Bruxelles. Una nuova seduta della Corte su questo tema è stata programmata per il 18 febbraio. Questa volta, la CCR ha deciso di rinviare la decisione per avere il tempo di analizzare l’ultima richiesta formulata dall’Alta Corte di Cassazione e Giustizia, che riguarda la possibilità di adire la Corte di Giustizia dell’Unione Europea per stabilire se le modifiche alle pensioni dei magistrati proposte dall’esecutivo di Bucarest siano conformi al diritto comunitario.

La nuova bozza di modifica delle pensioni di giudici e procuratori adottata dal governo prevede l’innalzamento graduale dell’età pensionabile fino a 65 anni, mentre l’importo della pensione non potrà superare il 70% dell’indennità netta percepita nell’ultimo mese di attività. I ripetuti rinvii della CCR nel pronunciarsi sulla legge hanno generato dure reazioni politiche, soprattutto nel contesto degli avvertimenti trasmessi dall’esecutivo di Bucarest e dalla Commissione Europea riguardo al rischio di perdere fondi del PNRR.

“Non posso accogliere con favore tali decisioni, perché abbiamo visto qual è l’impatto finanziario. Certamente, la Corte Costituzionale è un’istituzione che deve essere rispettata, un pilastro della democrazia in Romania, ma dobbiamo anche tenere conto del fatto che queste riforme sono assolutamente necessarie e hanno conseguenze finanziarie estremamente serie per il bilancio della Romania”, ha detto il vicepremier Tánczos Barna.

A sua volta, il ministro degli Investimenti e dei Progetti Europei, Dragoș Pîslaru, ha attirato l’attenzione sul fatto che la Romania rischia di perdere oltre 230 milioni di euro di fondi europei non rimborsabili a causa dei ripetuti rinvii della CCR. “Sembrano tergiversazioni fatte con uno scopo molto chiaro, quello di preservare determinati interessi, nelle condizioni in cui i magistrati si trovano in conflitto di interessi su questo tema. Finché non avremo la lettera ufficiale, non posso dire che abbiamo perso dei soldi, lo ripeto, ma come ha detto anche il primo ministro, le possibilità di recuperarli dopo questo rinvio sono estremamente ridotte”, ha detto Dragoș Pîslaru.

“Il problema delle pensioni di servizio deve essere risolto. Non è possibile che in un Paese in cui la maggioranza della società è, giustamente, insoddisfatta su questo aspetto, non si riesca a risolvere questa cosa”, ha dichiarato a sua volta il ministro dello Sviluppo, Cseke Attila. Il presidente del Senato, Mircea Abrudean, che ha definito la situazione “triste”, ritiene che la Romania perderà probabilmente fondi del PNRR.

Venerdì scorso, il primo ministro Ilie Bolojan ha inviato una lettera alla Corte Costituzionale in cui affermava che il rinvio della decisione sulle pensioni dei magistrati potrebbe comportare la perdita di fondi europei. Secondo la stampa romena, la Commissione Europea “ha preso atto” del nuovo rinvio deciso dalla CCR. In una risposta a un’emittente televisiva privata, le autorità europee precisano che stanno ancora analizzando la situazione e che decideranno se mantenere o meno la sospensione della somma di 231 milioni di euro prevista nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

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