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Economia della Romania – sfide interne ed esterne

Il duplice deficit che la Romania sta affrontando sta causando notevoli grattacapi agli esponenti politici di Bucarest, costretti ad adottare misure non gradite dalla popolazione nel tentativo di porre rimedio a una situazione che si protrae da diversi anni.

foto: pixabay.com@geralt
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, 17.04.2026, 11:13

Il Paese si trova in una situazione di deficit di bilancio eccessivo sin da prima della pandemia e, negli ultimi anni, questo deficit è aumentato a fronte di un’elevata spesa pubblica e di una riscossione delle imposte relativamente debole, esercitando pressione sul debito pubblico. Allo stesso tempo, il deficit delle partite correnti indica una dipendenza dai finanziamenti esterni. I due deficit sono interconnessi in Romania: un ampio deficit di bilancio stimola i consumi interni, che a loro volta portano a un aumento delle importazioni e, implicitamente, a un aggravamento del deficit delle partite correnti. Questa situazione è considerata rischiosa perché rende l’economia più vulnerabile agli shock esterni e alle fluttuazioni dei mercati finanziari internazionali. La soluzione per ridurre questi squilibri prevede misure quali l’aumento delle entrate di bilancio, l’efficientamento della spesa pubblica e la stimolazione della produzione interna e delle esportazioni.

Questo è ciò che il Governo romeno sta cercando di fare, essendosi impegnato con Bruxelles a ridurre il deficit di bilancio quest’anno al 6,2%, rispetto al 9% del 2025. Non è affatto un processo facile. I dati della Banca Centrale Romena mostrano che il debito estero sta aumentando di circa due miliardi di euro al mese e, sebbene il deficit di bilancio sia stato inferiore nei primi mesi del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, la necessità di una correzione strutturale sostenibile rimane fondamentale per mantenere la fiducia degli investitori stranieri. L’analista economico Dragoş Cabat, membro del consiglio di amministrazione di CFA Romania – l’organizzazione dei professionisti degli investimenti in Romania spiega: “La correzione del deficit rimane una questione altrettanto urgente. Siamo in una procedura di disavanzo eccessivo e ci eravamo impegnati, credo due o tre anni fa, a ridurlo. Si trattava di un calendario settennale. Naturalmente, non è stato rispettato, perché nel frattempo c’è stato un anno elettorale, ma ora sono stati compiuti i primi passi, il che significa che nel 2025 siamo riusciti a ridurre leggermente il deficit rispetto al 2024 ed è ancora necessario rimanere su questa traiettoria di riduzione del deficit. Ancora una volta, abbiamo promesso queste cose ai nostri partner nell’Unione e non solo le abbiamo promesse: siamo in deficit, era del 9%, ora è del 7%; l’obiettivo per quest’anno è del 6,2%, ma è necessario raggiungere un massimo del 3%, come indicato a livello UE. E, per poter fare queste cose, ovviamente, è necessario innanzitutto ridurre la spesa di bilancio e, in secondo luogo, aumentare anche le entrate di bilancio.”

La Romania rischia di perdere i progressi compiuti negli ultimi mesi se il deficit fiscale non verrà corretto rapidamente, ha sottolineato la Banca Centrale, facendo riferimento alla credibilità internazionale, all’accesso ai finanziamenti sui mercati esteri e al rating del Paese, che lo mantiene nella categoria degli investimenti. Dragoş Cabat ci ha parlato anche dei rischi che si presenterebbero se Bucarest si discostasse dalla traiettoria stabilita con Bruxelles. “I rischi sono molto chiari e facili da delineare. Innanzitutto, stiamo perdendo nuovamente la nostra immagine agli occhi dei partner europei, che ci guarderanno con diffidenza. Naturalmente, dato che siamo in una procedura per deficit eccessivo, hanno sempre la possibilità di ridurre i nostri fondi europei, ovvero i finanziamenti che ci arrivano dall’UE, il che avrebbe un impatto notevole sull’economia romena. Poi ci sono le agenzie di rating che, se vedono che continuiamo a fare promesse senza mai mantenerle, potrebbero declassare il nostro rating, il che significherebbe che gli investitori, una buona parte di loro, coloro che finanziano il debito pubblico romeno, lo finanzierebbero a costi molto più elevati o non lo finanzierebbero affatto. E tutto ciò significherebbe per la Romania ottenere prestiti con maggiore difficoltà e a costi più elevati.”

La situazione geopolitica complica ulteriormente le cose: una guerra di confine che dura da quattro anni e non accenna a concludersi, unita alla situazione esplosiva in Medio Oriente, sottolinea la Banca Centrale di Bucarest, che ritiene necessario proseguire il processo di risanamento fiscale, anche nel contesto della situazione generata dal conflitto mediorientale. La Banca Centrale stima inoltre che l’impatto della guerra in Iran sull’economia potrebbe essere grave.

“Il conflitto in corso in Medio Oriente genera rischi significativi, tra cui l’aumento delle pressioni sui prezzi dell’energia, il deterioramento delle prospettive di crescita economica e un’elevata avversione al rischio nei mercati finanziari internazionali”, afferma anche il governatore della Banca Centrale Romena. Secondo Mugur Isărescu, “se il conflitto si protrarrà a lungo, il suo impatto sull’economia, non solo della Romania, ma in generale, potrebbe essere grave. Tuttavia, nel nostro caso, nonostante questo rischio, l’aggiustamento fiscale deve proseguire”. Ci troviamo in un contesto complesso, sottolinea Dragoş Cabat, che ha fatto anch’egli un’analisi su quanto le tensioni in Medio Oriente possano aggravare i problemi economici interni della Romania. Egli sottolinea che, quando si ha un’economia macroeconomicamente molto squilibrata, come quella romena al momento, a cui si aggiunge la possibilità di una recessione o di una crescita economica prossima allo zero, qualsiasi evento negativo a livello internazionale avrà un impatto molto maggiore.

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