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Educazione tramite cultura nell’insegnamento romeno

Negli ultimi anni si è discusso spesso e intensamente del ruolo dell'educazione tramite la cultura e alla cultura, e della necessità dell'introduzione nel curriculum scolastico di corsi specifici.

Educazione tramite cultura nell’insegnamento romeno
Educazione tramite cultura nell’insegnamento romeno

, 06.12.2017, 16:00

Negli ultimi anni si è discusso spesso e intensamente del ruolo dell’educazione tramite la cultura e alla cultura, e della necessità dell’introduzione nel curriculum scolastico di appositi corsi. Generalmente, il sistema di insegnamento in Romania ha sempre incluso elementi culturali. E i nuovi curricula per la scuola elementare e media, coordinati dall’Istituto di Scienze dell’Educazione (ISE) negli ultimi anni, mirano specialmente alla sensibilizzazione degli allievi agli elementi culturali e alle differenze tra le varie identità culturali europee e internazionali, precisa la dottoressa Magdalena Balica, vice direttrice dell’ISE. Gli allievi vengono a contatto con elementi culturali alle discipline tradizionali – Lingua e comunicazione, elementi di arte figurativa e coreografia, Educazione musicale, ma anche Storia, Geografia, Educazione sociale.



Ma uno studio pubblicato nel 2016 dall’ISE, intitolato L’Arte nella scuola – concetti e pratiche, rileva la scarsa mediatizzazione dell’arte in quasi tutti gli ambienti. Sia a livello della scuola, che delle altre istituzioni pubbliche, manca una strategia di promozione delle esperienze create dall’educazione artistica. L’assenza di un piano di sviluppo che persegua in modo coerente questa dimensione, dell’educazione artistica, è risentita sia dai docenti, che dai decisori.



È vero che al di là degli elementi che appaiono nel curriculum, la pratica educativa nelle scuole può recare un valore aggiunto fondamentale. Il docente ha a disposizione il curriculum e il libro di testo, ma la scuola vive in una realtà sociale e culturale. Incoraggiamo le iniziative di cui anche noi, come Istituto di Scienze dell’Educazione, abbiamo avuto l’occasione di sapere. Ci sono scuole che da anni promuovono varie categorie di progetti culturali nelle comunità in cui funzionano con l’aiuto degli artisti, delle personalità culturali della zona. Credo che simili iniziative possano essere promosse e diffuse, cosicchè diventino una pratica comune e non solo delle eccezioni, come sono adesso. Ci rallegra il fatto che ultimamente appaiono sempre più ong aperte alla collaborazione con le scuole in campo culturale. È un buon segno, soprattutto visto che la scuola non può fare proprio tutto ed ha bisogno di specialisti e opportunità offerte dalla comunità. Io credo che in questo momento siamo lungi da un’idea di generalizzazione di questo tipo di collaborazioni. Ma è un inizio promettente, che potrebbe essere promosso a livello di sistema, ha precisato Magdalena Balica.



Un esempio in questo senso è quello dei coniugi Adriana e Virgil Scripcariu. Lei fa lo storico d’arte, mentre lui fa lo scultore. Insieme hanno aperto una scuola privata nel vilalggio Piscu, in provincia di Ilfov, per compensare la chiusura delle scuole pubbliche nel villaggio. Adriana Scripcariu è anche autrice di libri di testo opzionali sul tema del Patrimonio culturale.



Attualmente, siamo al termine di un progetto con cui abbiamo creato un quaderno educativo sul patrimonio UNESCO in Romania. Esso sarà implementato in alcune scuole a partire da quest’anno scolastico e sarà proposto per la disciplina opzionale nelle scuole medie nel prossimo anno in varie istituzioni. Speriamo che sia ben accolto, perchè in questo periodo è proprio questo che viene chiesto agli insegnanti delle scuole medie, portare una disciplina opzionale interdisciplinaria per gli allievi. I nostri progetti continuano, sia di creazione di materiali di studio sul patrimonio culturale alla portata di tutti, che di organizzazione di workshop, di divulgazione nelle scuole delle preopccupazioni legate al patrimonio culturale, ha detto a RRI Adriana Scripcariu.



Gli insegnanti sentono il bisogno di un supporto adeguato per l’avvio, l’organizazione e lo svolgimento di attività artistiche, mettendo una pressione supplementare sugli artisti e gli operatori culturali che vengono con un’offerta educativa, ai quali chiedono formazione, stado allo stesso studio ISE.



Uno deve sapere cosa scegliere per presentare agli allievi. Anche questo è un punto dolente, perchè l’attuale generazione di insegnenti è stata essa stessa privata di questo tipo di educazione sul patrimonio culturale e la sensibilità culturale. E allora è difficile che possa offrire con discernimento queste informazioni e questa apertura ai bambini che forma. Ma abbiamo la speranza che, tramite il nostro lavoro e dei nostri colleghi dai musei, dalle ong, le cose diventino un po’ più accessibili. Ci auguriamo moltissimo che il nostro lavoro conti per le prossime generazioni, spiega Adriana Scripcariu.



L’esistenza di questa collaborazione tra la scuola, le ong ed altre istituzioni pubbliche di cultura è essenziale. Ma ci sono anche ostacoli a questa collaborazione.



Ciò che ci manca, infatti, è un contesto in cui questa collaborazione possa essere valorizzata. E il maggiore problema che le scuole e gli insegnanti, ma anche gli operatori culturali ci segnalano è quello delle insufficienti risorse. Probabilmente, occorrono politiche atte a sostenere di più questa collaborazione tra gli attori culturali e la scuola, cosicchè possiamo parlare di un intervento coerente. Ciò che è chiaro è che la scuola non può fare tutto e non può fare da sola cose che riguardano l’implicazione degli allievi nella comunità, nella vita sociale, inclusivamente dalla prospettiva culturale, spiega Magdalena Balica.



E finiamo con una conclusione dello studio realizzato dall’ISE: Un’osservazione importante, rilevante per lo sviluppo dell’educazione a breve, medio e lungo termine, riguarda l’importanza dell’educazione artistica e culturale nel discorso pubblico: l’educazione sui valori artistici e culturali non è possibile se, a tutti i livelli d’intervento delle istituzioni pubbliche, non si manifesta chiaramente la volontà/la capacità di promuoverli. (traduzione di Adina Vasile)




Foto: Lyubomyr Reverchuk / unsplash.com
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