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Preoccupazioni per il prezzo dei carburanti

La guerra in Medio Oriente fa aumentare i prezzi dei carburanti e, quanto più la situazione si complica nella zona del Golfo, tanto più forte sarà l’impatto.

Foto: IADE-Michoko / pixabay.com
Foto: IADE-Michoko / pixabay.com

, 09.03.2026, 11:16

Il Medio Oriente, una delle regioni più importanti al mondo per la produzione di petrolio, ha un ruolo fondamentale nel mantenere l’equilibrio tra domanda e offerta sul mercato globale, e qualsiasi conflitto nella zona provoca effetti a catena. È ciò che sta accadendo anche adesso: la guerra iniziata dagli Stati Uniti e da Israele contro l’Iran, poi estesa ad altri Paesi, ha provocato una crisi nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita il 20% del petrolio mondiale. Nel contesto della guerra in Medio Oriente, sia il petrolio Brent estratto dal Mare del Nord sia il greggio estratto negli Stati Uniti hanno superato la scorsa settimana la soglia di 90 dollari al barile, dopo un aumento rapido e senza precedenti.

La Romania non è completamente dipendente dalle importazioni di petrolio, ma il mercato dei carburanti è fortemente collegato agli sviluppi internazionali. “Dall’ottobre dello scorso anno abbiamo iniziato, insieme a tutte le aziende in Romania, a creare rotte alternative di approvvigionamento di carburante, senza sapere che sarebbe seguita questa vicenda”, afferma il ministro dell’Energia, Bogdan Ivan. Tale fatto, spiega il ministro, ci ha dato la flessibilità necessaria per assicurarci scorte per almeno cinque mesi da ora in avanti e per stabilire rotte alternative. Attualmente meno del 7% di tutto quello che consumiamo in Romania, come importazioni e petrolio raffinato, arriva attraverso lo Stretto di Hormuz.

Quello che posso dire molto chiaramente è che, grazie alle misure adottate dal governo della Romania, in questo momento il Paese, pur registrando una crescita dei costi dei carburanti, ha uno degli aumenti più bassi tra gli stati membri dell’Unione Europea, ha detto.  L’aumento ha colpito soprattutto il prezzo del gasolio, che è cresciuto di 50 bani al litro in una sola settimana. Metà del prezzo finale alla pompa è rappresentata dalle tasse raccolte dallo Stato – accisa e IVA – e il ministro Bogdan Ivan ha dichiarato che il governo sta valutando una possibile riduzione di queste tasse per evitare che i prezzi arrivino a 10 lei al litro.

“Siamo pronti per qualsiasi tipo di intervento nell’interesse dei romeni e stiamo prendendo in considerazione, per un periodo temporaneo, fino a quando la situazione nello Stretto di Hormuz e in Medio Oriente si stabilizzerà, di intervenire in modo mirato per ridurre questo effetto negativo. È estremamente importante per noi non arrivare a prezzi a due cifre”, ha dichiarato Bogdan Ivan.

La scorsa settimana è stato adottato anche un atto normativo in materia di protezione dei consumatori domestici di gas naturale, che garantisce il tetto massimo del prezzo pagato per un anno. “Abbiamo imparato dalle lezioni del passato e facciamo tutto ciò che è nelle nostre possibilità per mantenere i prezzi al livello più basso possibile. Abbiamo carburante sufficiente”, afferma Bogdan Ivan.

Tuttavia, i romeni non sono completamente protetti, perché l’aumento dei prezzi dei carburanti produce effetti a catena. Quando il trasporto diventa più costoso, aumentano i prezzi di una vasta gamma di prodotti, dai generi alimentari ai beni industriali. In un’economia già segnata da inflazione e incertezze, una nuova pressione sui costi potrebbe complicare gli sforzi di stabilizzazione economica.

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