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Parteciperà la Romania al Consiglio per la Pace?

Bucarest decide se dare o meno seguito all’invito ricevuto dal presidente della Romania, Nicușor Dan, a partecipare alla prima riunione del Consiglio per la Pace. Apparentemente semplice, la decisione è però molto complicata.

Nicuşor Dan (Foto: presidency.ro)
Nicuşor Dan (Foto: presidency.ro)

, 09.02.2026, 12:23

Il presidente della Romania, Nicușor Dan, è stato invitato a partecipare alla prima riunione del Consiglio per la Pace, struttura organizzata e promossa dal presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump. All’incontro, che si terrà a Washington il 19 febbraio, ha già annunciato la sua presenza il primo ministro dell’Ungheria, Viktor Orbán, un alleato vicino al leader americano. L’Ungheria è, del resto, uno degli stati che hanno già aderito al Consiglio presieduto dagli USA.

La Romania ha ricevuto ufficialmente l’invito ad unirsi a Paesi come Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Turchia, Indonesia, Pakistan o Qatar. Bucarest ha comunicato che, dopo aver ricevuto l’invito, ha avviato discussioni con l’amministrazione americana per chiarire la compatibilità della Carta del Consiglio per la Pace con gli impegni internazionali già assunti dallo stato romeno.

“La decisione sulla partecipazione sarà presa a seguito dei colloqui con i partner americani riguardo al formato dell’incontro per Paesi come la Romania, che al momento non sono membri del Consiglio, ma desiderano aderire nelle condizioni della revisione della Carta”, ha spiegato Nicușor Dan.

La decisione non è però legata solo ad aspetti tecnici, ma anche finanziari, considerando che lo status di membro permanente del Consiglio per la Pace comporta un contributo sostanziale, pari a 1 miliardo di dollari. Inoltre, la posizione degli Stati Uniti su diversi aspetti della politica estera e di sicurezza — come la minimizzazione del ruolo svolto dagli stati membri della NATO durante la guerra in Afghanistan, la reticenza nel sostenere senza equivoci l’Ucraina di fronte all’aggressione russa e le pretese territoriali di Washington sulla Groenlandia, territorio appartenente alla Danimarca, hanno determinato i tradizionali stati alleati degli USA a non accogliere l’invito.

Così, il Regno Unito ha annunciato che non aderirà per il momento, a causa delle preoccupazioni legate alla possibile partecipazione della Russia, mentre la Francia ha comunicato di non avere intenzione di aderire “in questa fase”, ammonendo che a questo Consiglio potrebbero essere attribuite competenze tali da minare i meccanismi esistenti dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. A queste posizioni si sono aggiunte Norvegia, Svezia e, più recentemente, Nuova Zelanda, che hanno sostenuto che l’iniziativa è in conflitto con il diritto internazionale e con i quadri multilaterali consolidati.

Nei giorni scorsi, anche il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha escluso definitivamente la partecipazione del suo Paese a causa di problemi costituzionali. Più precisamente, ha spiegato che la Costituzione italiana non consente al Paese di aderire a un’organizzazione guidata da un unico leader. E il Consiglio per la Pace sarà presieduto proprio da Donald Trump, che detiene poteri esecutivi.

Il Consiglio per la Pace è stato inizialmente concepito per la ricostruzione della Striscia di Gaza, ma in occasione del lancio a margine del Forum Economico Mondiale di Davos, il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che l’organismo internazionale gestirà anche altri conflitti globali. Proprio questo approccio spinge Paesi importanti a rifiutare la partecipazione, temendo che la struttura non sia altro che “un club privato” e un tentativo del presidente americano di sostituire l’ONU, che aveva già criticato fin dal suo primo mandato.

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