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32 anni dalla rivoluzione di Timișoara

A dicembre 1989, si accendeva, a Timişoara, la scintilla della rivoluzione che si è poi diffusa in tutta la Romania, portando alla caduta del regime comunista.

32 anni dalla rivoluzione di Timișoara
32 anni dalla rivoluzione di Timișoara

, 17.12.2021, 13:13

Sono passati 32 anni dalla Rivoluzione anticomunista del dicembre 1989. In tutti questi anni, molte speranze sono andate perse e il processo sugli avvenimenti di allora non è stato ancora portato a termine dal sistema giudiziario romeno. A Timişoara (ovest), la prima città libera dal comunismo, vengono organizzate, in questi giorni, manifestazioni commemorative. Ieri, vi si è recato anche l’ex ambasciatore degli USA a Bucarest, Adrian Zuckerman, che ha espresso la sua riconoscenza per il sacrificio degli eroi e il rispetto per i valori della libertà e della democrazia. Non in ultimo, il primo ministro, Nicolae Ciucă, ha trasmesso un messaggio di unità all’anniversario di 32 anni dallo scoppio della rivoluzione di Timişoara. Questa città ha conquistato la propria libertà col prezzo della vita di alcune persone morte in seguito all’intervento delle forze di repressione che hanno aperto il fuoco contro i manifestanti scesi in piazza a scandire “Libertà” e “Abbasso Ceauşescu”.



Il 16 dicembre, sono iniziate le prime proteste contro il regime, che si sono poi estese in tutte le città del Paese. Il 21 dicembre, la rivolta anticomunista si è diffusa anche a Bucarest, culminando, il 22 dicembre, con la fuga del dittatore Nicolae Ceauşescu e di sua moglie, Elena. Successivamente, i due sono stati catturati e giustiziati proprio il giorno di Natale, dopo un breve processo. A dicembre 1989, in Romania hanno perso la vita oltre 1.000 persone e almeno 3.000 sono rimaste ferite. La Romania è stata l’unico Paese dell’Est in cui il cambiamento di regime è avvenuto in modo violento e in cui i leader sono stati fucilati. A 32 anni dalla Rivoluzione, l’indagine dei procuratori non è ancora finita e i colpevoli non sono stati ancora puniti.



Lo scorso mese, l’Alta Corte di Cassazione e Giustizia ha deciso di restituire alla Procura Militare il dossier sulla Rivoluzione in cui l’ex presidente Ion Iliescu, l’ex vice primo ministro Gelu Voican Voiculescu e il generale (rtr.) Iosif Rus, ex capo dell’Aviazione Militare sono accusati di reati contro l’umanità. Secondo la requisitoria, sullo sfondo del deterioramento dei rapporti tra la Romania e l’URSS, dopo il momento “Praga 1968”, ma anche come una conseguenza dello stato di profonda e generale scontentezza nella società, si è creato e sviluppato un gruppo dissidente il cui scopo era di allontanare l’ex dittatore Nicolae Ceauşescu, ma che intendeva mantenere la Romania nella zona di influenza dell’URSS.



I procuratori militari sostengono che il gruppo attorno a Ion Iliescu abbia agito abilmente e con efficacia nel prelevare il potere politico e militare a dicembre 1989. Perciò, l’intera forza militare della Romania si sarebbe messa a disposizione del Consiglio del Fronte di Salvezza Nazionale (CFSN) — organo provvisorio del potere di stato, diventato successivamente partito politico — FSN, guidato da Ion Iliescu, ex membro della nomenclatura comunista. Nel 1990, Ion Iliescu è stato eletto presidente della Romania. Successivamente, ha vinto altri due mandati, dal 1992 al 1996 e dal 2000 al 2004. Lungo il tempo, il FSN si è trasformato nel PDSR, poi nel PSD, quest’ultimo essendo al momento al governo in Romania.

La vicepremier Oana Gheorghiu / foto: gov.ro
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