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La crisi di manodopera in Romania

Anche se le cifre non sono sempre concordanti, in tutti gli studi demografici realizzati nell’ultimo decennio la conclusione è uguale: la popolazione della Romania è in calo e sta invecchiando. Non fa eccezione neanche l’ultimo studio, commissionato dalla Confederazione Padronale Concordia, i cui risultati sono stati resi pubblici martedì. Secondo le previsioni, se le tendenze del declino demografico e della migrazione dalla Romania continueranno nello stesso ritmo, la popolazione diminuirà fino a 18 milioni nel 2030. Mentre dal 2060 il tasso di dipendenza del sistema pensionistico pubblico, ovvero il rapporto percentuale tra il numero dei pensionati e quello dei lavoratori, arriverà a quasi il 100%.

La crisi di manodopera in Romania
La crisi di manodopera in Romania

, 13.03.2019, 12:45

Anche se le cifre non sono sempre concordanti, in tutti gli studi demografici realizzati nell’ultimo decennio la conclusione è uguale: la popolazione della Romania è in calo e sta invecchiando. Non fa eccezione neanche l’ultimo studio, commissionato dalla Confederazione Padronale Concordia, i cui risultati sono stati resi pubblici martedì. Secondo le previsioni, se le tendenze del declino demografico e della migrazione dalla Romania continueranno nello stesso ritmo, la popolazione diminuirà fino a 18 milioni nel 2030. Mentre dal 2060 il tasso di dipendenza del sistema pensionistico pubblico, ovvero il rapporto percentuale tra il numero dei pensionati e quello dei lavoratori, arriverà a quasi il 100%.



Intitolata “Analisi quantitativa e qualitativa del mercato del lavoro in Romania”, la ricerca stima che la popolazione impiegata diminuirà da 8,4 milioni di persone nel 2016 a 7,3 milioni nel 2030. Gli autori aggiungono che, per quanto riguarda le offerte di posti di lavoro, la polarizzazione geografica continuerà ad aumentare e che nelle regioni più dinamiche dal punto di vista economico, Bucarest-Ilfov (sud), Ovest e Nord-Ovest, si registrerà anche il maggiore deficit di manodopera. A livello nazionale il deficit è già stimato a circa 300 mila persone per quest’anno e potrebbe superare mezzo milione nel 2023.



I realizzatori dello studio hanno individuato settori importanti della popolazione – circa 2 milioni di persone — che non si ritrovano né sul mercato del lavoro, né sono inseriti nel sistema di istruzione e formazione professionale. “Si sta delineando un potenziale umano non valorizzato, fenomeno che va sottoposto ad un’analisi approfondita, che permetta di capire le cause di questa situazione e, ulteriormente, di individuare misure che portino al loro inserimento sul mercato del lavoro”, precisano i realizzatori dello studio. Loro propongono anche possibili soluzioni per risolvere la crisi di manodopera, tra cui il consolidamento della cooperazione tra il settore istruzione e il mercato del lavoro, per la modernizzazione dell’insegnamento professionale e tecnico, oppure l’applicazione di una strategia o di un piano d’azione per fermare il calo demografico. I commentatori sono piuttosto scettici che, a breve e medio termine, le tendenze possano essere rovesciate.



Il calo demografico è iniziato, praticamente, tre decenni fa, subito dopo il crollo della dittatura comunista, quando gli aborti sono stati depenalizzati. La migrazione accelerata, soprattutto dopo l’adesione della Romania all’UE, nel 2007, continuerà se il mercato del lavoro locale resterà poco attraente. Stando al leader di una delle più importanti centrali sindacali, “Cartel Alfa”, Bogdan Hossu, la Romania si piazza nel top dei Paesi membri dell’Unione dal punto di vista del numero di lavoratori che vivono sotto la soglia della povertà, il 20%.

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