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Salute: il sistema sanitario romeno, sotto pressione

Nel momento in cui è stata dichiarata la pandemia, la Romania non era pronta a far fronte ad un’ampia crisi sanitaria, come si annunciava quella generata dal nuovo coronavirus. Lo hanno ammesso le più alte cariche nello stato romeno. È stato necessario uno sforzo concettuale e logistico enorme per tenere sotto controllo la situazione. Un ruolo importante spettava all’Unifarm, la compagnia statale che gestisce l’acquisto della maggior parte dei materiali sanitari per gli ospedali romeni.

Salute: il sistema sanitario romeno, sotto pressione
Salute: il sistema sanitario romeno, sotto pressione

, 24.06.2020, 12:32

Nel momento in cui è stata dichiarata la pandemia, la Romania non era pronta a far fronte ad un’ampia crisi sanitaria, come si annunciava quella generata dal nuovo coronavirus. Lo hanno ammesso le più alte cariche nello stato romeno. È stato necessario uno sforzo concettuale e logistico enorme per tenere sotto controllo la situazione. Un ruolo importante spettava all’Unifarm, la compagnia statale che gestisce l’acquisto della maggior parte dei materiali sanitari per gli ospedali romeni.



Martedì, l’opinione pubblica è venuta a sapere che il direttore della compagnia, Adrian Ionel, è stato messo sotto controllo giudiziario dai procuratori anticorruzione i quali lo accusano di aver preteso tangenti per assegnare un contratto di acquisto di mascherine chirurgiche e tute di protezione durante la pandemia. La somma richiesta ammonterebbe a 760.000 euro. In cambio ai soldi promessi, Ionel avrebbe firmato un contratto d’acquisto di 250.000 tute e tre milioni di mascherine con una compagnia turca.



I procuratori lo accusano di aver negoziato egli stesso il contratto con una persona che, infatti, non era ufficialmente il rappresentante della compagnia fornitrice. In più, il contratto sarebbe stato attribuito trasgredendo tutti i provvedimenti legali, a marzo, quando non era stato ancora istituito lo stato di emergenza. Quando è arrivato il primo trasporto di un milione di mascherine, si è scoperto che non erano conformi e il direttore dell’Unifarm ha deciso in modo unilaterale la risoluzione del contratto. I procuratori anticorruzione non possono dire se lo abbia fatto perché le mascherine non fossero conformi o perché la compagnia turca non avesse pagato le tangenti promesse.



Adrian Ionel afferma di essere in possesso di prove a sostegno della propria innocenza. E come se non bastasse, l’indagine ha portato alla luce che, da quasi quattro anni, Ionel ha occupato illegalmente la carica di direttore generale dell’Unifarm, incassando stipendi il cui valore totale ammonta a quasi mezzo milione di lei (pari a oltre 100.000 di euro). Il Corpo di Controllo del ministro della Salute sta effettuando verifiche da molto tempo presso l’Unifarm, anche sugli acquisti di prodotti utilizzati nella lotta contro il nuovo virus.



La crisi sanitaria offre un terreno fertile alla corruzione endemica esistente in Romania. E la crisi non è ancora finita. Il numero alto di contagi accertati ogni giorno rappresenta un test molto serio per la resistenza del sistema sanitario. È aumentato leggermente anche il numero dei malati ricoverati nei reparti di terapia intensiva e molti ospedali annunciano che non hanno più posti liberi e non possono più far fronte alle necessità di ricovero dei pazienti.



Per abbassare la pressione sugli ospedali, sono stati modificati i criteri secondo cui vengono dimessi i malati affetti da COVID-19. Gli asintomatici potranno essere dimessi dopo dieci giorni, in certe condizioni. Data la situazione, le discussioni su una nuova tappa di allentamento delle restrizioni sono più rare. Girano voci, invece, sulla possibile reintroduzione della quarantena nei distretti in cui il numero dei contagi è aumentato significativamente. Il Governo afferma che, al momento, non prende in calcolo una misura del genere, ma non la esclude nell’eventualità di una trasmissione comunitaria accentuata in una località o in un quartiere, ha precisato il ministro della Salute, Nelu Tătaru.

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