Debiti, casa e protezione. Cosa cambia l’Autorità Nazionale per la Tutela dei Consumatori per i romeni in difficoltà
Sempre più romeni hanno difficoltà a pagare rate, prestiti o altri obblighi finanziari, e la procedura di insolvenza per le persone fisiche sta diventando una soluzione sempre più discussa.
Ion Puican, 16.04.2026, 22:06
L’Autorità Nazionale per la Tutela dei Consumatori (ANPC) sta preparando importanti modifiche che potrebbero ampliare l’accesso a questa procedura e proteggere la casa di famiglia dal pignoramento. Attualmente, la procedura di insolvenza per le persone fisiche è regolata dalla Legge 151/2015 e, per accedere alla forma classica di insolvenza, la soglia minima di debito è pari a 15 salari minimi lordi garantiti, ovvero 60.750 lei nel 2026. L’Autorità Nazionale per la Tutela dei Consumatori propone di ridurre questa soglia a 10 salari minimi lordi, ovvero 40.500 lei, in modo che un maggior numero di romeni possa accedere alla procedura. Un altro importante emendamento proposto mira a proteggere la casa di famiglia, includendola nella categoria dei beni non rintracciabili, ovvero beni che non possono essere pignorati in determinate condizioni. Le eccezioni proposte riguardano le abitazioni acquistate tramite il programma “La Prima Casa”. L’Autorità Nazionale per la Tutela dei Consumatori propone inoltre che le banche e gli istituti finanziari siano tenuti a informare i clienti con ritardi di pagamento superiori a 90 giorni della possibilità di ricorrere alla procedura di insolvenza personale e a includere esplicitamente nella comunicazione i recapiti del Dipartimento per l’Insolvenza delle Persone Fisiche: insolventa@anpc.ro.
In un servizio realizzato da Alina Nechita di Radio Romania Cluj, il presidente dell’Autorità Nazionale per la Tutela dei Consumatori, Békési Csaba Lajos, parla delle nuove proposte legislative destinate a coloro che non sono più in grado di far fronte ai propri debiti. “Vogliamo migliorare le condizioni per l’applicazione e lo svolgimento delle procedure di insolvenza, per facilitare l’interazione di coloro che necessitano di questo supporto con tale procedura. La Commissione per l’Insolvenza a livello centrale ha già avviato le procedure per modificare il quadro legislativo attraverso il quale perseguiremo diversi aspetti estremamente importanti per migliorare questa procedura di insolvenza per le persone fisiche. Intendiamo includere la casa di famiglia nella categoria dei beni non rintracciabili. Questo è un aspetto estremamente importante e umano. La nostra casa di famiglia non dovrebbe essere soggetta a questo processo e quindi non dovrebbe essere messo a repentaglio lo sviluppo e la sicurezza delle nostre famiglie. Ridefinire la soglia di insolvenza, un aspetto estremamente importante, è fondamentale, poiché vogliamo riportarla al livello di 10 salari minimi, rispetto all’attuale valore di 15 salari minimi. In questo modo, l’importo minimo dei debiti necessario per avviare questa procedura dovrebbe diminuire rispetto al valore attualmente previsto. Ciò faciliterebbe l’accesso a queste procedure per un maggior numero di consumatori. Ripeto, un numero maggiore di consumatori beneficerà di questa procedura e i loro interessi e la loro sicurezza saranno tutelati nei confronti dei creditori. Un altro elemento che vogliamo inserire in questa modifica legislativa è l’obbligo per gli operatori economici che concedono prestiti a persone fisiche di informare i consumatori debitori sulla possibilità di avvalersi delle disposizioni della Legge 151 e di contattare il Dipartimento per l’Insolvenza delle Persone Fisiche di nostra competenza. Esistono diverse condizioni preliminari imposte da specifiche normative per la presentazione di queste istanze di insolvenza. È necessario notificare i creditori almeno 30 giorni prima della presentazione dell’istanza. Bisogna inoltre presentare prove del reddito o della sua assenza, allegando documenti attestanti i redditi percepiti negli ultimi 3 anni o le stime per i prossimi 3 anni. Documenti fiscali, casellario giudiziale, rapporto del servizio creditizio: tutti questi documenti, insieme alla presentazione di un piano di rimborso proposto, se richiesto, costituiscono presupposti necessari per la presentazione dell’istanza di insolvenza.”
La legge ora prevede tre forme di insolvenza personale: un piano di rimborso della durata massima di 5 anni, una procedura semplificata per le persone vulnerabili e la liquidazione dei beni. Con maggiori particolari il presidente dell’ANPC, Békési Csaba Lajos: “La legge 151/2015 disciplina 3 tipi di procedure di insolvenza. La prima procedura di base si riferisce a una procedura basata su un piano di rimborso del debito in cui ci rivolgiamo ai debitori che hanno debiti pari o superiori a 15 salari minimi lordi pagati nell’economia, ovvero 60.750 lei. Questa procedura prevede il pagamento di almeno il 50% dei debiti in un massimo di 60 mesi e, sulla base di un piano approvato dai creditori, offre vantaggi come la sospensione delle esecuzioni forzate, degli interessi, ma anche la possibilità di cancellazione parziale del debito. La procedura di insolvenza semplificata è destinata principalmente ai pensionati o alle persone con capacità lavorativa ridotta, i cui debiti non superano 10 salari minimi, ovvero 40.500, e che non hanno beni o redditi tracciabili. Dopo il periodo di supervisione di 3 anni, i debitori possono beneficiare della cancellazione totale dei debiti se vengono soddisfatte le condizioni. La procedura legale attraverso la liquidazione dei beni si applica ai debitori con debiti superiori a 60.750 lei, i 15 stipendi di cui parlavo, che non basteranno a coprire almeno il 50% del debito in 5 anni. Questa procedura prevede la vendita dei beni, il procedimento giudiziario e pagamenti mensili per un massimo di 5 anni, con la conseguente cancellazione del debito residuo al termine della procedura.”
Le misure proposte dall’Autorità Nazionale per la Tutela dei Consumatori giungono in un momento in cui l’accesso alla proprietà immobiliare sta diventando sempre più difficile: secondo dati recenti, il numero di romeni residenti in aree urbane che possiedono una casa propria è in calo, e sempre più persone scelgono o sono costrette a vivere in affitto. In questo nuovo contesto economico, la tutela dell’equilibrio finanziario familiare diventa non solo una questione legale, ma anche sociale, con un impatto diretto sulla vita quotidiana.