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Il mercato del lavoro in evoluzione – tra stipendio ed equilibrio personale

Il mercato del lavoro in Romania sta attraversando un periodo di trasformazioni accelerate, tra incertezze economiche, aumento del costo della vita e cambiamenti tecnologici.

Foto: Lyubomyr Reverchuk / unsplash.com
Foto: Lyubomyr Reverchuk / unsplash.com

, 21.05.2026, 22:42

Secondo un nuovo studio condotto da Randstad Romania (lo studio “Workmonitor 2026”), l’82% dei dipendenti afferma che lo stipendio è il criterio principale nella ricerca di un nuovo lavoro. Allo stesso tempo, però, sempre più romeni danno importanza all’equilibrio tra vita professionale e privata, alla flessibilità degli orari e all’autonomia sul lavoro. Abbiamo parlato con il direttore commerciale di Randstad Romania, Ionuț Huzu, dei risultati di questo studio e di come stanno cambiando le aspettative dei dipendenti romeni: “Questo 82% ci dice che nel 2026 i romeni non inseguono più promesse, ma stabilità. In un periodo in cui i prezzi aumentano e tutto intorno sembra incerto, lo stipendio sembra essere diventato l’unica solida base. In breve, le persone cercano ancora un lavoro in cui si sentano apprezzate. Ma se, alla fine del mese, il denaro guadagnato non basta a coprire le bollette o l’inflazione, la discussione non inizia nemmeno. Per i datori di lavoro, il messaggio è chiaro: prima dei benefit e degli uffici moderni, è la sicurezza finanziaria che spinge le persone a presentarsi al colloquio.”

Tuttavia, quando si tratta di mantenere il proprio lavoro attuale, le priorità sono più complesse. Quasi la metà degli intervistati afferma che l’equilibrio tra vita professionale e privata è il motivo principale per cui sceglie di rimanere nella propria azienda, prima ancora dello stipendio e persino della sicurezza del posto di lavoro. È un chiaro segnale che la flessibilità e la qualità della vita stanno assumendo un peso sempre maggiore nelle decisioni professionali. A proposito di equilibrio tra vita professionale e privata, Ionuț Huzu ci ha detto: “Questo equilibrio tra vita professionale e vita privata è un fenomeno interessante. Lo stipendio è ciò che ti spinge a firmare il contratto di lavoro, ma è l’equilibrio che ti fa rimanere in quel posto. Quindi, in sostanza, il denaro è tra virgolette “esca”, ma il tempo libero e la tranquillità sono i motivi per cui non si lascia un lavoro. Ho notato col tempo che le persone hanno capito che la carriera non è uno sprint, ma una maratona. Per sopravvivere a lungo termine, serve un lavoro che non rubi tempo alla vita privata. In conclusione, lo stipendio ci porta al lavoro, ma è la qualità della vita che ci fa restare.”

Lo studio “Workmonitor 2026” evidenzia che i romeni stanno diventando più restii a cambiare lavoro. I dipendenti romeni sembrano più cauti. Tuttavia, la flessibilità rimane essenziale: il 40% non accetterebbe un nuovo lavoro senza la libertà di scegliere dove lavorare e oltre il 40% afferma che la flessibilità degli orari di lavoro è altrettanto importante. Lo studio mostra anche che quasi la metà dei romeni ha già un secondo lavoro o ne sta cercando uno. Il direttore commerciale di Randstad Romania, Ionuț Huzu, ci ha parlato di questi risultati:. “Infatti, secondo lo studio, il 47% dei romeni è alla ricerca di un secondo lavoro o ne ha già uno. Una percentuale superiore alla media globale, che si attesta al 40%, e questo indica chiaramente la pressione causata dall’aumento del costo della vita. Tuttavia, d’altra parte, osserviamo anche un cambiamento di mentalità. Il 37% dei romeni desidera esplorare diversi settori contemporaneamente, quindi si tratta in definitiva di un mix di necessità finanziarie e desiderio di essere agili nel mercato del lavoro. Nel 2026, la flessibilità non significa più solo dove si lavora, ma anche come si lavora e, secondo lo studio, il 40% dei romeni rifiuta fin dall’inizio un lavoro che non offra loro libertà. Ma, oltre all’orario, le persone cercano anche fiducia. Ora, per i datori di lavoro, per trattenere i talenti, è necessario passare dal controllo alla collaborazione. Il nostro consiglio è semplice: dare alle persone l’autonomia di svolgere il proprio lavoro secondo il proprio stile e investire costantemente nella loro formazione. È ovvio che “chi offre indipendenza riceve in cambio lealtà”.

Cosa preoccupa i romeni, secondo l’analisi di Randstad? “Ci sono due motivi principali di preoccupazione. Da un lato, leggiamo notizie su conflitti e problemi economici, dall’altro sentiamo parlare sempre più spesso di come l’intelligenza artificiale potrebbe cambiare il nostro mondo del lavoro. Ovviamente, in questo scenario incerto, sempre più romeni preferiscono essere prudenti piuttosto che aprirsi a nuove esperienze professionali.”

La tecnologia sta visibilmente cambiando il rapporto con il mondo del lavoro: metà dei dipendenti utilizza già l’intelligenza artificiale per ricevere consigli relativi all’attività professionale e le competenze digitali stanno diventando sempre più importanti nel mercato del lavoro. Sebbene molti romeni credano che la tecnologia possa semplificare il loro lavoro e aumentare la produttività, si teme anche la scomparsa di alcuni posti di lavoro nei prossimi anni. A questo proposito, Ionuț Huzu ha aggiunto: “L’intelligenza artificiale è un argomento molto dibattuto. Alcuni ne sono spaventati, altri ne accolgono con favore la presenza. Sebbene i dati del report mostrino che il 60% dei dipendenti vede l’IA come un fattore di aumento della produttività, la fiducia nella leadership rimane solida, attestandosi al 71%. Tuttavia, se i dipendenti si rivolgono all’IA per chiedere consiglio, è un segnale che i manager devono evolversi. Il ruolo del leader si sta spostando da esperto tecnico a facilitatore della collaborazione, e questo è un aspetto molto importante di cui tutti i manager aziendali devono essere consapevoli.”

I risultati dello studio “Workmonitor 2026” sono chiari: lo stipendio rimane fondamentale per i dipendenti rumeni, ma non è più sufficiente. Ionuț Huzu ha concluso: “Se dovessimo trarre una conclusione da quest’ultimo studio “Randstad Workmonitor”, sarebbe questa: siamo ufficialmente entrati nell’era del grande adattamento. E vorrei approfondire un po’. Per i datori di lavoro, il successo non deriva più dal controllo, ma dalla capacità di costruire un nuovo ordine lavorativo, basato sulla collaborazione e sull’umanità. Parliamo di collaborazione intergenerazionale, che non è più solo un obiettivo di diversità, ma un elemento con un forte impatto, anche sulla produttività. In definitiva, i datori di lavoro che avranno il coraggio di investire in relazioni umane autentiche e di dare alle persone la libertà di definire il proprio successo saranno i grandi vincitori quest’anno.”

Flessibilità, equilibrio tra vita privata e professionale e sicurezza lavorativa assumono un peso sempre maggiore nelle decisioni di carriera.

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