Accuse respinte
Le elezioni presidenziali annullate in Romania nel 2024 tornano ad agitare le acque.
Bogdan Matei, 05.02.2026, 10:48
Da un anno continuano a crescere le tensioni tra Washington, controllata dalle cosiddette élite repubblicane che gravitano attorno all’imprevedibile presidente Donald Trump, e Bruxelles, sede delle cosiddette élite auto-investite, che secondo i critici non sono state elette da nessuno. Ora, la Commissione Giustizia della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti accusa l’Esecutivo comunitario di interferire frequentemente nelle elezioni degli stati membri dell’Unione Europea o candidati all’adesione, incluse la Romania e la Repubblica di Moldova (ex sovietica, a maggioranza romenofona). Documenti non pubblici, presentati alla Commissione Giustizia, dimostrerebbero che tali pressioni sono state esercitate regolarmente per svantaggiare i partiti politici conservatori o populisti del continente.
Secondo un rapporto preliminare, ampiamente citato dai media di Bucarest, le misure di censura più aggressive sarebbero state adottate durante le presidenziali svoltesi in Romania nel 2024, quando la Corte Costituzionale ha annullato l’intero processo elettorale, il cui primo turno era stato vinto dal candidato populista indipendente, fino allora poco conosciuto, Călin Georgescu. La decisione è stata presa dopo che l’intelligence romena aveva sostenuto che la Russia avrebbe appoggiato segretamente Georgescu, attraverso una campagna coordinata sulla piattaforma cinese TikTok. Tuttavia, i documenti interni di TikTok presentati alla commissione americana sembrano contraddire questa versione degli eventi, indica il rapporto. TikTok avrebbe inoltre informato la Commissione Europea di non aver trovato, né di aver ricevuto, prove a sostegno dell’affermazione delle autorità di Bucarest riguardo a un’eventuale interferenza russa.
La squadra della presidente Ursula von der Leyen, citata dal corrispondente di Radio Romania a Bruxelles, respinge categoricamente le accuse di censura. La Commissione Europea afferma di non essere mai intervenuta nelle elezioni nazionali e che la legislazione comunitaria non limita la libertà di espressione, ma mira solo a prevenire deviazioni o interferenze coordinate che possano manipolare online i cittadini chiamati alle urne.
A Bucarest, il presidente Nicușor Dan sostiene, a sua volta, che la decisione di annullare le elezioni è stata un atto giuridico interno, volto a proteggere l’ordine costituzionale. Il rapporto preliminare della Commissione Giustizia americana conterrebbe, nei confronti della Romania, solo riferimenti strettamente contestuali, all’interno di un dibattito molto più ampio sulla libertà di espressione. Il capo dello stato sottolinea che nel documento è riflessa solo parzialmente la risposta di un’unica azienda privata, TikTok.
Sempre a Bucarest, l’opposizione nazionalista accusa nuovamente le autorità, peraltro dichiaratamente filo-occidentali, di aver gravemente deteriorato i rapporti della Romania con gli Stati Uniti, nonostante i due Paesi siano legati da un vecchio partenariato strategico. Anche alcune voci dell’attuale maggioranza parlamentare affermano che il rapporto americano contiene accuse estremamente gravi nei confronti della Romania, che devono finalmente essere chiarite. È anche l’opinione della stampa, secondo la quale le elezioni del 2024 hanno rappresentato l’episodio più oscuro e imbarazzante dei quasi quattro decenni di democrazia romena post-comunista e hanno fatto crollare drammaticamente la fiducia dei cittadini nelle istituzioni dello stato.